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Impara a delegare in azienda

posto di lavoro collaborativo dove sono messe in atto best pratices in azienda e azioni di wellbeing

Perché imparare a delegare in azienda è una skill fondamentale

Ammettiamolo, “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” e “chi fa da sé fa per tre“. Questi proverbi popolari ci accompagnano sin dalla tenera età. Impariamo la diffidenza verso l’altro non appena vengono tradite le nostre aspettative o subiamo dei torti. Per evitare di passare per ingenui e affidare le nostre faccende a terzi, preferiamo sbrogliarci da soli.

La mancanza di fiducia e di condivisione esistono non solo nella nostra vita privata, ma anche in azienda. A volte i rapporti tra colleghi possono essere tesi, con poco stimolo alla comunicazione e alla condivisione. Delegare mansioni a lavoro non è un atto che richiede solo grande fiducia nei confronti dei colleghi, ma anche una grandissima capacità di comunicazione, pianificazione e coordinazione. In un ambiente lavorativo sano, la condivisione e delega dei compiti devono essere all’ordine del giorno. In seguito, i benefici del delegare in azienda.

Benefici del delegare

Da imprenditore o responsabile, molto probabilmente, preferisci fare da te, spesso per evitare di “perdere tempo” dietro ai collaboratori per affidare loro determinati incarichi. Innanzitutto, è necessario instaurare un rapporto di fiducia, con il buon esempio che deve partire dai vertici. Ricorda che circondarsi di persone di fiducia è fondamentale per avere successo come leader.

Una volta che avrai assegnato a persone di fiducia una mansione, potrai ottimizzare l’organizzazione aziendale e il tuo tempo. Questo ti permetterà di sgravarti delle piccole incombenze e di focalizzarti su attività più rilevanti. Inoltre, i tuoi collaboratori sentiranno di essere apprezzati per il loro lavoro e saranno motivati ad aiutarti nel processo di crescita della tua impresa. Ma anche la gestione dei dipendenti, se portata avanti con empatia e spirito di squadra, può avere un forte impatto nello sviluppo di un’organizzazione.

Quando i tuoi collaboratori portano a termine un compito che tu hai delegato, sii riconoscente nei loro confrontiringrazialo anche con delle semplici frasi di stima. Un lavoratore che si sente apprezzato è più efficiente e motivato e porta in ufficio il giusto atteggiamento.

Un buon leader sa delegare ai suoi collaboratori, per il benessere proprio e della propria azienda. è importante saper chiedere aiuto perché è necessario il supporto di altre persone.

Come delegare al meglio

Delegare è una delle best practices aziendali. Per approfondire, le 8 best practices da mettere in atto per vivere nel modo migliore possibile l’azienda.

Oltre alla fiducia, la chiarezza nell’assegnare un compito è un altro tassello necessario. Spiega al tuo collaboratore il metodo di lavoro che vorresti usasse, consiglia delle risorse utili o l’approccio che adotteresti tu. Più ci si accorda sul risultato finale, più certezze si avranno su come verrà eseguito il lavoro.

Da responsabile, Sei il punto di riferimento del tuo staff, la loro fonte di ispirazione: la professionalità e l’impegno partono da te. Se ti aspetti che i tuoi dipendenti lavorino affiancati, si ascoltino e cooperino, devi essere il primo a portare avanti questi atteggiamenti.

Segui un calendario e delle deadlines. Stabilisci un programma dei lavori e una scadenza precisa per il completamento della mansione. Prepara dei meeting di aggiornamento e dei check periodici. Saranno utili a te, per avere tutto sotto controllo, e al tuo collaboratore, che saprà già quando potrà porti domande o chiederti un feedback.

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8 Best practices aziendali

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Cosa sono le Best Practices e quali sono i comportamenti da evitare

Possiamo definire le best practices come delle buone abitudini per l’esecuzione di attività o processi aziendali. Questi approcci positivi in campo professionale servono per ottenere le migliori performance aziendali, preferendo un utilizzo minimo di risorse per il massimo risultato, superando passaggi superflui che non portavano nessuna conclusione.

Prima di capire quali possono essere le best practices da seguire nella propria azienda, è bene identificare prima i comportamenti da evitare.

Alcuni esempi di Bad Practices sono:

  1. Non valorizzare le risorse interne per il merito e per le loro caratteristiche personali. Spesso si promuovono persone sulla base di preferenze, gerarchia, amicizie e nepotismo.
  2. Lavorare in un costante stato di urgenza per rispettare tutte le deadlines.
  3. Troppo carico lavorativo, sia carico mentale che ore di straordinario non dichiarate.
  4. Fare discriminazioni di ogni tipo: politico, di genere, di orientamento, di etnia o religioso.
  5. Avere ruoli e responsabilità poco chiare o non definite.
  6. Tollerare comportamenti scorretti anziché correggerli.

Avere in azienda abitudini o pratiche scorrette e non fare nulla per correggerle comporta la generazione di ambienti di lavoro tossici. Le ripercussioni sul benessere aziendale e sulla produzione si tramutato in un continuo turnover e della perdita di capitale umano e produttivo.

8 Best practices da seguire in azienda

Vediamo invece quali sono le 8 best practices aziendali da seguire per creare un ambiente stabile e stimolante per attirare talenti e fidelizzare i dipendenti.

  1. Brand Reputation:Sembra sottovalutato ma è importante il monitoraggio online per sapere cosa la gente pensa del nostro brand. Non solo per controllare come viene percepita la qualità di prodotti e servizi offerti, ma anche capire il sentiment di collaboratori o ex collaboratori della nostra azienda. Imbattersi in recensioni negative sull’ambiente lavorativo mina l’immagine dell’azienda stessa.
  2. Etica e integrità: I migliori candidati sono persone che mostrano un alto livello di etica, onestà e integrità, relazioni con la gente. In una realtà in cui l’Intelligenza Artificiale presenta sia opportunità senza precedenti che minacce potenzialmente diffuse, un’azienda virtuosa dovrà dare priorità all’etica lavorativa e alla valorizzazione dei dipendenti, una cultura che valorizzi l’onestà, l’integrità e i rapporti etici.
  3. Riunioni in team e incontri 1 to 1: Avere riscontri diretti dai propri dipendenti è fondamentale per discutere dell’andamento delle attività e per avere un canale di comunicazione aperto. Tracciare le attività eseguite dai propri dipendenti e avere un feedback sulla qualità del lavoro permette di costruire un ambiente lavorativo sano e migliore.
  4. Chiara definizione dei ruoli: Questo non riguarda solo il ruolo in termini gerarchici. Sapere chi è la persona di riferimento di un determinato ambito permette ad ogni persona ad eseguire al meglio i propri compiti.
  5. Responsabilità e delega: Riprendendo il punto precedente, riconoscere ruoli e responsabilità è fondamentale per lavorare correttamente. Anche se può apparire scontato, avere buone abilità di delega di mansioni ai propri collaboratori contraddistingue un’azienda ben strutturata da una che invece non segue strategie.
  6. Formazione e apprendimento dei dipendenti: Nel mondo di oggi, per rimanere informati e “al passo coi tempi” serve un continuo studio e una continua formazione. Un’azienda non può permettersi di trovarsi fuori dal mercato e di non avere le competenze e qualifiche necessarie. Non solo corsi di formazione, ma anche ripercorrere quanto si è fatto, ricordando che “sbagliando si impara”. Dopo un progetto importante, è utile fare una riunione dove emergono le attività che hanno performato bene e altre che hanno performato male.
  7. Bottom up planning: Il bottom-up planning è un approccio alla pianificazione strategica che parte dai livelli più bassi dell’organizzazione per poi salire verso l’alto, fino a raggiungere la direzione aziendale. Si tratta di un metodo che coinvolge attivamente tutti i membri dell’organizzazione nel processo decisionale. I dipendenti si sentono più coinvolti e motivati quando hanno la possibilità di contribuire alla definizione degli obiettivi aziendali, favorendo la nascita di nuove idee e soluzioni innovative.
  8. Crescita e sviluppo personale: Puntare sulla crescita professionale del dipendente è un investimento a lungo termine che mira a migliorare le competenze, le conoscenze e le abilità dei collaboratori, allineando le loro aspirazioni con gli obiettivi aziendali. I dipendenti, se vedono che l’azienda investe in loro, si sentono più valorizzati e motivati. I collaboratori più competenti e motivati portano a risultati migliori. Un piano di sviluppo ben strutturato aiuta a trattenere i talenti all’interno dell’azienda e riduce il turnover.

I danni delle bad practices

Spesso si sottovaluta quanto queste 8 best practices siano azioni fondamentali per la solidità aziendale. Per approfondire: i danni del turnover e come fare per diminuirlo.

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Come contenere il turnover in azienda

In un momento storico dove lavoratori e lavoratrici d’Italia sono tra i più insoddisfatti in Europa.

Il mercato del lavoro italiano si riconferma, purtroppo, instabile, stagnante e fonte malessere. Molto spesso i sintomi dell’eccessivo stress a causa del lavoro si trasformano in episodi quali assenteismo, elevati tassi di turn-over del personale e dimissioni di massa. Secondo uno studio dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano, nel 2022, il 40% dei lavoratori italiani ha dichiarato di aver fatto almeno una assenza per malessere emotivo. Inoltre, Nell’ultimo anno il tasso di turnover è aumentato per il 73% delle aziende e un 1 lavoratore su 2 intende cambiare, o ha già cambiato, lavoro entro fine anno.

Nel 24% dei casi, il cambio di lavoro è dovuto alla ricerca di un’ occupazione con una migliore situazione per la salute fisica e mentale. Il continuo ricambio non è solo un problema per i lavoratori, ma anche per le aziende, che devono continuamente cercare e formare personale. Si stima che ogni persona che lascia il lavoro costi all’azienda la metà del suo stipendio. Il medesimo report, evidenzia come ambienti lavorativi sereni e focalizzati sul benessere dei propri dipendenti siano anche i più produttivi e solidi.

Fidelizzare i dipendenti

Per contenere il turnover e trattenere nella propria azienda i talenti è necessario seguire strategie di Corporate Wellbeing. Entrando nel concreto, le azioni necessarie per promuovere il benessere in azienda sono chiare e semplici:

  • Strutturare il lavoro per obiettivi chiari e raggiungibili. In una realtà in cui ogni consegna è urgente, dove a fine giornata lavorativa ci sono ancora modifiche da apportare ai progetti, il burnout è dietro l’angolo. Per alleggerire la pressione in ufficio è bene strutturare il lavoro per step.
  • Avere una chiara comunicazione interna. Una volta scelte le aree di interesse dei dipendenti sarà necessario individuare in maniera precisa i benefit e i programmi da sviluppare. Dopodiché l’azienda dovrà farli conoscere ai dipendenti attraverso una chiara e diffusa comunicazione interna, ad esempio tramite newsletter e pubblicazioni sulla rete aziendale.
  • Valutare i bisogni dei dipendenti. Ciascuna azienda è diversa, così come lo sono i bisogni dei suoi dipendenti: per questo è importante partire da una raccolta dati, tramite sondaggi, riunioni mirate, interviste, di quali sono le necessità dei dipendenti. Questo aiuterà a capire quali interventi saranno maggiormente utili e apprezzati dal tessuto aziendale. Inoltre sarà una fase utile anche alla definizione degli obiettivi. Sarà anche un modo per conoscere le persone che ci circondano in azienda e per avere sinceri riscontri.

Ogni persona conta

Le persone trascorrono una parte importante della loro vita al lavoro, pertanto, è inevitabile che si crei una forte correlazione tra l’ambiente lavorativo e la salute mentale. In una realtà dove ogni lavoratore è replicabile e sostituibile, lo è anche l’azienda. Un approccio più umano, personalizzato sulle necessità e i bisogni dei lavoratori ha risvolti positivi per il rapporto tra colleghi e la produzione.

Far sentire ogni persona rispettata e valorizzata, è uno dei nostri principali obiettivi. Noi crediamo che Happy Work-Kit sia un ponte tra dipendenti e azienda, per rafforzare il contatto umano e l’empatia dove spesso ci si ferma ai numeri, credere nell’unicità e rispecchiando l’identità di ognuno.