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Prevenire lo stress da lavoro: il ruolo chiave delle aziende. 

Quando lo stress da lavoro diventa burnout: in Italia manca ancora chiarezza.

Prima di addentrarci nelle cause, nei rischi e nelle soluzioni del problema, deve essere chiarita la distinzione tra “stress da lavoro” e “Burnout” (anche detta Sindrome di Burnout).

Con il primo si intende  la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste dell’ambiente lavorativo eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste.

Con il secondo si intende una conseguenza del primo, ovvero un fenomeno caratterizzato da sintomi fisici e psicologici derivanti da uno stress prolungato vissuto sul posto di lavoro.

Ora che la distinzione è chiara, parliamo di come prevenire lo stress da lavoro e il ruolo chiave delle aziende nel raggiungimento di questo obiettivo.

Malessere dei dipendenti: enorme impatto sull’intera azienda.

Dipendente con dei fogli in mano che esulta come se fosse arrivato un premio: spiega come lo stress da lavoro può avere un enorme impatto sull'intera azienda.

In qualunque modo lo si voglia chiamare o descrivere, un dato è certo ed emerge tra le aziende italiane: il malessere dei dipendenti ha un grandissimo impatto sull’intera azienda.

Tra i rischi principali che incorrono le aziende nel mettere in secondo piano le esigenze e il benessere dei propri dipendenti, troviamo:

  • aumento degli assenteismi
  • diminuzione della produttività
  • aumento di turn-over
  • aumento dei costi

Per questo motivo è di fondamentale importanza monitorare regolarmente il livello di stress attraverso interviste, questionari o sondaggi anonimi, focus group, App dedicate.

Il ruolo chiave delle aziende: come prevenire dimissioni di massa?

Oltre ai buoni contratti e agli stipendi dignitosi, il tempo libero è il vero Antidoto contro il burnout.

Come sostiene l’Articolo de Il Corriere della sera, infatti, è divenuto di primaria importanza inserire in agenda delle ore da dedicare ai propri interessi, al di fuori degli impegni lavorativi e familiari.

L’integrazione all’interno dell’azienda stessa di spazi ricreativi (come sala caffè, sala yoga, calcio balilla o ping pong), partnership con le palestre e i centri fitness più vicini, collaborazioni con scuole di ceramica, di pittura.. sono solo alcuni esempi del Work-Life Balance che tutti i dipendenti rincorrono.

Come sostiene questo articolo, ormai è di primaria importanza non solo il tempo libero inteso come “ore disponibili” da passare fuori ufficio, ma anche e soprattutto il tempo di qualità (godersi davvero le proprie ore libere, senza l’ansia della riunione del giorno dopo, senza dover rispondere a chiamate durante una passeggiata col cane, senza che lo yoga sia disturbato dalla lista “to do” che rimbomba in testa).

È il caso italiano di Sisal, che ha aderito a diverse iniziative con l’obiettivo di creare un ambiente di lavoro sano e migliorare il benessere dei propri dipendenti (e perchè no, avere anche un ottimo biglietto da visita in logica di employer branding).

Sarebbe bello se il Work-Life Balance diventasse peculiarità aziendale e non eccezione.

Stress da lavoro e burnout: cause evidenti, le statistiche parlano.

Dopo aver parlato del problema e di (alcune delle tante) soluzioni, adesso è il momento delle cause.

Secondo l’Articolo di Unobravo:

  • organizzazione aziendale
  • relazioni tra colleghi e con i superiori
  • modalità di gestione del lavoro
  • rapporto personale che si ha con il lavoro

sono tra le cause scatenanti.

I dati parlano e sono queste le motivazioni più comuni quando le persone dichiarano di avere sofferenze psicologiche correlate all’ambito lavorativo.

La Voce dei Medici, infatti, ci conferma che 8 italiani su 10 sono a rischio burnout. Di questi le più a rischio sono le donne, a livello geografico la Lombardia e il Piemonte le regioni più a rischio e Milano al primo posto come città.

Etimologia e primi studi della parola stress.

Che lo stress da lavoro sia ormai da anni una problematica globale è un dato di fatto. Ma da dove nasce questa parola?

Dal medio inglese destresse, che a sua volta proviene dall’antico francese estresse, significante “angoscia” o “oppressione”.

Ne ha parlato per la prima volta negli anni ’30 Hans Selye, che sviluppò il concetto di “sindrome generale di adattamento”, descrivendo come l’organismo risponde a stimoli stressanti (stressors) in tre fasi: allarme, resistenza, esaurimento.

Lo seguì Robert Karasek negli anni ’70, che fu il primo a studiare lo “stress da lavoro” nello specifico.

Cura del dipendente come scelta strategica aziendale.

Imprenditore che strizza l'occhio è fa "OK" con le mani, è davanti una scrivania in cui sono rappresentati degli omini, una lampadina che rappresenta una buona idea e il simbolo dei soldi. Descrive il ruolo chiave delle aziende per lo stress da lavoro.

Ormai quindi i numeri parlano chiaro: un’azienda che trascura il benessere dei propri dipendenti perde produttività, fiducia interna e capacità attrattiva sul mercato del lavoro. Ma soprattutto perde umanità.

Investire nella salute mentale non è più un gesto “gentile”: è una scelta strategica, una leva concreta per trattenere i talenti, attirarne di nuovi, migliorare la performance e costruire un’identità aziendale forte e credibile.

Il benessere non è un benefit, è una cultura.
Ed è tempo che ogni azienda inizi a trattarlo con la stessa priorità con cui tratta il bilancio.

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